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26 maggio 2011 4 26 /05 /maggio /2011 23:04

L’undicenne americano Dr Parker si ritrova catapultato a Pechino per il lavoro della madre e, sin dal primo giorno, capisce che non basterà la sua simpatica disinvoltura per affrontare una nuova vita in un paese straniero.

Non è strano, per il genere, che il nostro giovane protagonista, da “nuovo arrivato” un po’ troppo intraprendente, venga preso di mira da un bullo bravissimo nel kung fu. Non è strano nemmeno che accorra in suo aiuto il silenzioso addetto alla manutenzione, rivelatosi, al momento giusto, un vero esperto di arti marziali.

Dal signor Han, il mitico Jackie Chan, Dre potrà imparare a difendersi dai soprusi e comprendere che, affrontare la paura con dignità, significa farsi uomo: niente di più consueto per il cinema hollywoodiano.

La trama è prevedibile, ma la struttura tiene bene, sebbene si tratti di un remake di un film molto popolare. Del Karate kid interpretato nell'84 da Ralph Macchio, rimangono soprattutto i principi che servono a modellare la morale del combattente: anche se a “metti la cera, togli la cera” si sostituisce “il giacchetto”, ciò che guida l’iniziazione del protagonista è la via, lunga e indiretta, che porta all’equilibrio interiore, donando presenza di spirito, volontà di ferro e coraggio.

Per il resto, il regista opera cambiamenti interessanti: in primis lo spostamento della narrazione in Cina, in una Pechino piena di vita, culturalmente e linguisticamente aperta, un paese curioso verso l’occidente.

Poi ci sono alcuni dei luoghi più famosi del Paese, già di per sé bellissimi, nonostante la volontà malcelata di eccedere nei cliché e quel tocco di luce pomeridiana eccessivamente pittorica. Forzature doverose, per fare pubblicità alla Cina e per consentire ai produttori di inserirsi al meglio sul mercato orientale.

Accanto a un Chan tutto nella parte, il protagonista Jaden Smith, figlio del più noto Willy, rivela una spontaneità elegante dell’interpretazione che riesce a dissimulare, ma non del tutto, la nota stonata dell’opera: l’eccessiva fanciullezza dei personaggi rispetto al racconto.

Anche se la violenza di questa versione è stata di molto ridotta, per includere nella visione i più piccoli, vedere bambini di soli undici anni che combattono e che sentono come degli adulti infastidisce. L’eccessiva seriosità dell’impostazione e le oltre due ore di durata non aiutano, ma nel complesso, soprattutto nel rapporto tra il maestro cinese e l’allievo (afro)americano, nella scoperta da parte del giovane di un mondo inaspettato, il film è godibile. Voto 5.5.

The Karache Kid

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Published by Alessandra Mallamo - in articoli wikio casa
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